Grazie nonno!

Il nonno Briane Barbiero con le sue nipotine

Ciao nonno, è passato un anno da quando te ne sei andato.

Non sono triste perché prima o poi capita a tutti, anzi, sono contento perché abbiamo vissuto per trent’anni assieme.

Sai nonno, tu mi hai insegnato tanto, a cominciare per la passione per il nostro Palmeiras, quanto abbiamo sofferto, non è vero?

Ci tenevamo a dare dei farabutti, cretini, bastardi ai direttori di gara – nella nostra testa loro erano sempre contro il glorioso Palestra Italia, la miglior squadra del mondo…

Sai nonno, poco prima della tua partenza, ti ho presentato Luciana e mi ricordo che non stavi già tanto bene, ma a prescindere di questo, ti sei alzato, hai preso la famosa filarmonica e hai suonato per quasi un’ora per lei.

È stata la ultima canzone che ti ho sentito suonare, ma fu la più bella!

Caro nonno, mi scusi se ancora non ho imparato la lingua italiana come si deve, mi scusi se non ho voluto nemmeno imparare il nostro dialetto veneto, ma non avrebbe senso impararlo se vivo in Toscana.

Ti ricordi quando dicevo che il corretto era “fagioli” anzi che “fasói” e mi brontolava?

Quanto mi faceva ridere, in quei momenti non potevo immaginare che un giorni tu non sarebbe più presente con noi.

Sai nonno, ti voglio dire grazie.

Grazie per avermi insegnato ad amare l’Italia.

Grazie per aver amato le mie figlie.

Grazie per avermi trasmesso la fierezza in essere italiano.

E più che altro, grazie per essere il miglior nonno del mondo.

Ciao nonno, grazie di tutto!